Una terra ricca di storia, cultura e sapori a due passi da Bergamo
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Indirzzo di partenza: Comune di Scanzorosciate, Piazza della Costituzione, Scanzorosciate, BG, Italia
Sito web: www.terredelvescovado.it
Email:
Referente: Terre del Vescovado
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Terre del VescovadoReferente
32 KmLunghezza
8 oreDurata
livelli T ed EDifficoltà
- mQuota min
490 mQuota max
-Fondo
-Dislivello
750Dislivello di salita
-Ciclabilità

Le Terre del Vescovado

Il Cammino del Vescovado

Il Cammino del Vescovado è un itinerario attraverso il territorio dei Comuni delle Terre del Vescovado percorribile sia da Ovest a Est, cioè da Scanzorosciate a Chiuduno, che viceversa. 

Qui se ne dà la descrizione con partenza da Scanzorosciate. Effettuare l’intero percorso in giornata è un obiettivo alla portata di camminatori ben allenati; suddividerlo in due o tre tappe è tuttavia consigliabile a chi lo affronta con il desiderio di goderne con più calma i valori paesaggistici, naturalistici, culturali e enogastronomici.

I tempi di percorrenza indicati successivamente sono quelli adeguati ai camminatori con un grado di allenamento discreto e non tengono conto delle eventuali soste per apprezzare le numerose attrattive, effettuare digressioni nei centri storici, degustare i sapori del territorio.

È un cammino laico, per così dire, tuttavia non può prescindere dai luoghi di culto che lambisce, dalle chiesette in cima a colli panoramici, ai santuari che ricordano eventi miracolosi, alle parrocchiali che custodiscono opere d’arte.

Si è scelto di individuare come punti d’arrivo e partenza di ogni tappa le fermate dei bus urbani e soprattutto le stazioni ferroviarie; ciò per valorizzare il trasporto ferroviario locale, con corse frequenti e economiche che su questa linea ai piedi delle colline consente di lasciare tranquillamente a casa l’automobile. Del resto l’offerta di agriturismi, B&B e hotel suggerisce di trasformare il Cammino del Vescovado in una autentica breve vacanza.


VISUALIZZA LE TAPPE DEL CAMMINO DEL VESCOVADO

PRIMA TAPPA: Scanzorosciate - Albano S. Alessandro
SECONDA TAPPA: Albano S. Alessandro - Montello
TERZA TAPPA: Montello - Chiuduno 


Il Cammino del Vescovado è stato progettato da Michele Pellegrini. Nato in riva al mare di Trieste, è giunto a Bergamo da bambino e qui ha presto iniziato a camminare sugli orobici monti. La passione per la montagna lo ha portato a effettuare salite e trekking su Alpi e Appennini e anche altrove (Spagna, Turchia). Ha gestito per due stagioni un rifugio alpino nelle Alpi Marittime e collaborato con riviste di settore (Rivista della Montagna, Rivista del Trekking) oltre a scrivere per un decennio la rubrica dei viaggi ed escursioni fuoriporta per Bergamo15. Dei sette romanzi che finora ha pubblicato, gli ultimi tre vedono protagonista la montagna, e le donne e gli uomini che ne percorrono i cammini.
La tracciatura del percorso del Cammino del Vescovado è stata realizzata da MOMA COMUNCAZIONI. Puoi trovare il Cammino del Vescovado anche nell'App gratuita OROBIE ACTIVE



I DATI DELL’INTERO PERCORSO
 
Comuni interessati: Scanzorosciate, Torre de’ Roveri, Albano S. Alessandro, Brusaporto, Bagnatica, Costa di Mezzate, Montello, Gorlago, Carobbio degli Angeli, Chiuduno.

Lunghezza complessiva: km 32
Dislivello complessivo in salita: m 750
Tempo di percorrenza complessivo: h 8
Quota massima: m 490

Difficoltà: l’intero Cammino del Vescovado rientra nei livelli convenzionalmente definiti T (Turistico: strade asfaltate, strade bianche, carrarecce, mulattiere, sentieri facili) ed E (Escursionistico: sentieri, mai difficili ma talvolta ripidi e un po’ faticosi). Va tenuto presente che quasi non vi è acqua lungo l’itinerario, anche se nei centri abitati che si attraversano negozi e bar possono supplire questa circostanza. Pochissime le fontanelle pubbliche durante il percorso.

Periodo consigliato: trattandosi di un itinerario fra l’alta pianura e i primissimi rilievi prealpini di carattere collinare, ogni stagione ne consente il cammino, e ogni stagione offre opportunità paesaggistiche interessanti. Le fioriture in primavera; il refrigerio che d’estate offre la quota, modesta ma comunque sopra la cappa di calura padana, e il cammino nel bosco; i colori dell’autunno particolarmente suggestivi nei tratti a vigneto così come in quelli nei boschi di latifoglie; i panorami che, nelle belle giornate d’inverno, si aprono sopra la coltre.

Attrezzatura consigliata: pedule da escursionismo, anche basse. I bastoncini possono risultare utili, soprattutto se si hanno zaini pesanti. Per il resto non serve nulla di particolarmente tecnico: le condizioni climatiche sono sostanzialmente simili a quelle cittadine, salvo che per una migliore ventilazione e temperature di qualche grado più miti in inverno e più gradevoli in estate.

Il tracciato: come detto, se ne da qui la descrizione in senso Ovest-Est; gli accessi sono tutti raggiungibili con i mezzi pubblici: Scanzorosciate con il bus urbano ATB linea 5E e 5F; Albano S. Alessandro con la ferrovia lungo la linea Bergamo-Brescia, e così Montello-Gorlago e Chiuduno. Parte dell’itinerario gode della segnaletica collocata dal Club Alpino Italiano, con il consueto pittogramma rosso-bianco-rosso e la numerazione riportata più oltre. I singoli Comuni hanno predisposto, in alcuni punti, una segnaletica locale. I tratti pianeggianti di raccordo fra i percorsi collinari, sono l’esito di un compromesso fra la rapidità e la sicurezza pedonale del loro attraversamento.

I MOTIVI D’INTERESSE
il territorio dei Comuni delle Terre del Vescovado è, dal punto di vista del valore paesaggistico e ambientale, piuttosto eterogeneo. Per quanto riguarda il paesaggio agricolo si manifesta con caratteri di pregio obiettivamente indiscutibili nelle colline di Scanzorosciate e Torre de’ Roveri (prima tappa), sui versanti meridionali del Monte Tomenone (seconda tappa), e nell’ultimo tratto, quello che scende su Chiuduno (terza tappa); e per quanto riguarda il paesaggio naturale, sul versante Nord della Valle di Albano e nei boschi delle pendici settentrionali del Monte Santo Stefano, nel Comune di Carobbio degli Angeli. Tuttavia esistono anche altri motivi di interesse relativo ma non perciò irrilevante: l’essere i primi rilievi a ridosso di uno dei lembi della Pianura Padana più intensamente urbanizzati, cioè i luoghi più vicini e facilmente accessibili per poter semplicemente e liberamente camminare in un paesaggio relativamente integro; l’elevarsi, sebbene di poco, dal piano, caratteristica morfologica che ne determina il clima, nella stagione invernale più luminoso e mite che in pianura per il fenomeno dell’inversione termica, e in quella estiva un po’ più fresco grazie al verde e alla maggiore ventilazione; la prossimità ad alcuni siti d’interesse architettonico e artistico; i castelli e le fortificazioni che, tipicamente, accompagnano i primi rilievi di cerniera fra pianura e Prealpi; i luoghi di culto, quali santuari e chiesette sulla sommità dei colli, che testimoniano il profondo legame fra storia, cultura, paesaggio e fede. Infine, ma non per ultimo, l’offerta enogastronomica di agriturismi, cantine, ristoranti e l’eccellenza e singolarità di alcuni prodotti, su tutti il Moscato di Scanzo.

Il paesaggio
Si tratta di colline e vallecole, per non dire dei tratti di pianura, dove l’intervento antropico di modificazione e sfruttamento dell’ambiente pervade ogni luogo; qui però, spesso, è stato proprio tale intervento a determinare il peculiare aspetto dei versanti esposti a mezzogiorno: filari di vite e terrazzamenti che evidenziano la dolce morfologia collinare. Castelli, ville, cascine, contribuiscono a caratterizzare un ambiente dove si conservano lembi di un felice connubio fra attività umana e natura più frequenti che altrove, nella Lombardia della collina e dell’alta pianura.
Anche l’aspetto delle superstiti aree boschive, confinate alle quote più alte e sui versanti in ombra, è dovuto al plurisecolare intervento dell’uomo; tuttavia alcuni tratti sono suggestivi, e si possono ancora incontrare alberi antichi. I boschi presentano la consueta fisionomia dei rilievi più prossimi alla pianura, tutti facenti parte di quell’orizzonte termomesofilo caratteristico della regione insubrica (un ambiente tipicamente lombardo): roverella, orniello, carpino (bianco e nero), cerro, castagno, farnia, acero minore e altri, variamente distribuiti in relazione alla profondità dei suoli e all’esposizione. E poi boschi e boscaglie di robinia, comune ormai ovunque ma presente in continuità soprattutto sui versanti Nord del Monte Tomenone, a testimonianza invece di una condizione di degrado del bosco, nonostante il legno vanti proprietà invidiabili e costituisca un ottimo combustibile, per non dire del fascino delle profumate fioriture che consentono la produzione del miele di acacia (cioè di “Robinia pseudoacacia”, appunto); val la pena ricordare che la robinia è una specie originaria del Nord America, introdotta in Europa per scopi ornamentali ma diffusasi spontaneamente nei terreni abbandonati in virtù della sua notevole frugalità. Esemplari monumentali di questo albero si trovano tutt’ora nei grandi giardini delle ville sui laghi lombardi occidentali, ma uno lo incontreremo anche durante il nostro Cammino.
Il Monte Tomenone è meritevole di una specifica nota morfologica, appartenendo al singolare catalogo dei “monti orfani” (cioè quei rilievi che, pur non essendo né di origine morenica né di origine vulcanica, appaiono separati dalla grande unità delle Alpi), che in Lombardia è particolarmente ricco: Monte Orfano propriamente detto, Montecchio, Colli di Bergamo, Montevecchia, Canto e, appunto, Tomenone.
L’insieme di questo paesaggio, come s’è detto di carattere soprattutto agricolo, si è ben conservato fino al secondo dopoguerra, ma poi ha subito, come quasi ovunque, un’urbanizzazione se non “selvaggia” senz’altro spesso disordinata . Negli ultimi anni però il crescere di una diversa attenzione per il valore non solo estetico e ricreativo ma anche economico di un paesaggio armonioso ha condotto alla redazione di strumenti urbanistici di tutela che, nel territorio attraversato dal Cammino del Vescovado, sono costituiti da una serie di P.L.I.S. (Parchi Locali di Interesse Sovracomunale): “Monte Bastia e Roccolo” (Comuni di Scanzorosciate e Villa di Serio); “Valli d’Argon” (Comuni di Albano S. Alessandro, Cenate Sotto, S. Paolo d’Argon, Torre de’ Roveri); “Malmera, Montecchi e Colle degli Angeli” (Comuni di Carobbio degli Angeli, Gorlago, Trescore Balneario e Zandobbio); e, in fase di realizzazione, “Castelli del Monte Tomenone” (Comuni di Albano S. Alessandro, Bagnatica, Brusaporto, Costa di Mezzate, Montello). I P.L.I.S del Monte Bastia e del Colle degli Angeli sono anche partner di “Arco Verde”, un progetto che mira a creare un corridoio ecologico nella fascia di connessione fra l’alta pianura e i primi rilievi delle Prealpi Bergamasche, i cui sponsor principali sono la Fondazione Cariplo e la Provincia di Bergamo.

La vocazione vitivinicola e l’olivicoltura 
Quasi tutti i Comuni il cui territorio è attraversato dal Cammino del Vescovado sono zone di produzione del vino “Valcalepio D.O.C.”, e tutti sono zone di produzione dei vini “D.O.C. Terre del Colleoni” e “Bergamasca I.G.T.”; fra questi ultimi rientra lo Schiava, per la soddisfazione di un segmento di mercato, quello dei rosati, che vede un crescendo di estimatori. È proprio in questo territorio che il Valcalepio ha rappresentato negli anni Settanta del secolo scorso la rinascita dell’enologia bergamasca, con i vitigni merlot e cabernet per la tipologia “rosso”, pinot bianco e pinot grigio per la tipologia “bianco”. Nel solo Comune di Scanzorosciate si produce invece il prezioso Moscato di Scanzo, un antico vitigno abacca rossa autoctono di queste colline, oggi la più piccola D.O.C.G. d’Italia e l'unica della bergamasca, riconosciuta nel 2009.
A ulteriore testimonianza della peculiare mitezza del clima vi è la produzione di olio d’oliva: la Provincia di Bergamo è, in Lombardia, la seconda per superficie colturale e quantità prodotta (la prima è ovviamente quella di Brescia, considerata la vastità dell’area climaticamente mitigata dal Lago di Garda). L’80% dell’olio bergamasco viene prodotto sulle colline a Est del capoluogo, cioè proprio quelle attraverso le quali si svolge il Cammino del Vescovado (il rimanente 20% lungo la sponda orobica del Lago d’Iseo). Nel Comune di Scanzorosciate ha sede dal 2005, presso l’azienda Il Castelletto, il primo frantoio bergamasco per l’olio d’oliva. Anche gli oliveti sono perciò entrati a far parte del paesaggio vegetale di questi luoghi contribuendo a caratterizzarne l’aspetto blandamente termofilo. Viceversa sono ormai solo rari testimoni del passato i gelsi, che pure furono protagonisti di una plurisecolare gelsibachicoltura economicamente strategica per queste terre fino all’avvento delle fibre sintetiche.


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